Antidepressivi e cuore: studio collega l’uso prolungato a un aumento del rischio di morte cardiaca improvvisa

Antonio Capobianco

Una nuova ricerca scientifica presentata all’EHRA 2025 — congresso della Società Europea di Cardiologia — solleva preoccupazioni sull’uso a lungo termine degli antidepressivi, rivelando un collegamento significativo con la morte cardiaca improvvisa (SCD), in particolare tra gli adulti under 60.

Secondo i dati analizzati, chi utilizza antidepressivi per un periodo prolungato mostra un rischio molto più alto di SCD rispetto a chi non ne ha mai fatto uso, con percentuali che variano a seconda della fascia d’età e della durata dell’assunzione.

Antidepressivi e cuore studio collega uso prolungato a un aumento del rischio di morte cardiaca improvvisa

Cos’è la morte cardiaca improvvisa (SCD)?

La morte cardiaca improvvisa è una forma di decesso inaspettato legato a cause cardiache, che avviene entro un’ora dall’insorgenza dei sintomi (nei casi testimoniati) o entro 24 ore dall’ultima interazione nota con la persona (nei casi non testimoniati).

  • Nei soggetti sotto i 40 anni, la SCD è spesso causata da anomalie strutturali o elettriche del cuore, come cardiomiopatie o aritmie.
  • Nelle fasce più anziane, la causa principale è generalmente la malattia coronarica, ovvero il restringimento dei vasi sanguigni che ostacola il flusso di sangue al cuore.

Lo studio: dati, numeri e tendenze

I ricercatori hanno analizzato i certificati di morte e referti autoptici relativi a tutti i decessi in Danimarca nel 2010, su una popolazione compresa tra i 18 e i 90 anni. Le morti sono state classificate come SCD o non SCD, e si è tenuto conto dell’uso di farmaci antidepressivi (AD) rimborsati almeno due volte l’anno nei 12 anni precedenti.

Risultati principali:

  • Su oltre 4,3 milioni di cittadini danesi, sono stati registrati 6.002 casi di morte cardiaca improvvisa, di cui 1.981 tra chi assumeva antidepressivi.
  • Il rischio di SCD era significativamente più alto in tutti i gruppi d’età tra gli utenti AD, tranne che tra i 18 e i 29 anni.
  • Gli individui con 6 o più anni di esposizione agli antidepressivi avevano un rischio 2,2 volte maggiore rispetto alla popolazione non esposta.

Aumento del rischio in base all’età e alla durata dell’esposizione

Età 30–39 anni:

  • +200% di rischio con 1–5 anni di uso antidepressivi
  • +400% con oltre 6 anni

Età 50–59 anni:

  • +100% con 1–5 anni
  • +300% con oltre 6 anni

Età 70–79 anni:

  • +83% con 1–5 anni
  • +120% con oltre 6 anni

Per le fasce estreme (sotto i 30 e sopra gli 80 anni), l’associazione non è risultata statisticamente significativa, secondo i ricercatori.


Le ipotesi dietro l’associazione antidepressivi–SCD

Secondo la dottoressa Jasmin Mujkanovic del Rigshospitalet di Copenaghen, il rischio crescente di SCD legato all’uso prolungato di antidepressivi potrebbe essere multifattoriale:

“L’aumento del rischio può dipendere da effetti collaterali diretti dei farmaci, ma anche da malattie psichiatriche sottostanti, stili di vita meno salutari o ritardi nell’accesso alle cure sanitarie”.

In altre parole, la depressione stessa e i comportamenti associati potrebbero contribuire a peggiorare la salute cardiovascolare, e il lungo utilizzo di antidepressivi potrebbe essere un indicatore indiretto di una condizione più grave.


Conclusioni: cautela, consapevolezza e più ricerca

Lo studio suggerisce una necessità urgente di ulteriori ricerche, sia per approfondire il ruolo diretto degli antidepressivi, sia per individuare strategie di trattamento più sicure, soprattutto nei soggetti più giovani e in terapia da molti anni.

Nel frattempo, è importante che chi assume antidepressivi non sospenda i farmaci senza consultare il medico: il rischio cardiaco deve essere valutato in un contesto clinico personalizzato.

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